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Erasmus AK2 POR Regione Toscana
Nuova ECDL PON Annualità 2014 - 2020

 

C’erano anche due alunni del Dagomari  - Asllan Zenunaj (5° AFM) e Mei LI (5B SIA) - tra i circa cinquanta studenti delle scuole medie superiori della Toscana selezionati per partecipare, dal 12 al 16 febbraio, al viaggio didattico “Per la storia di un confine difficile. 

L’Alto Adriatico nel Novecento”, organizzato per le scuole superiori dalla regione Toscana, dall’Istituto Storico della Resistenza in Toscana e dall’Istituto Storico Grossetano della Resistenza nell’occasione del Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

I ragazzi sono stati accompagnati dagli insegnanti (nel caso del Dagomari la prof.ssa Paola Martini) che a seguito di un bando a suo tempo emanato dalla Giunta regionale, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, erano stati individuati per partecipare ad uno specifico percorso di formazione costituito da una Summer School svoltasi a Rispescia nello scorso agosto e da un successivo seminario di approfondimento sulle tematiche oggetto del viaggio.

Con l’ausilio di numerosi studiosi, esperti e testimoni degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia dei confini orientali d’Italia nel corso del secolo passato, gli studenti toscani hanno potuto visitare alcuni dei luoghi più significativi e simbolici di una vicenda che ancora oggi interroga la coscienza del Paese, non senza valutazioni spesso controverse dell’accaduto.

Un intenso itinerario che si è snodato dal sacrario dei caduti della Prima guerra mondiale a Redipuglia al Narodni Dom di Trieste  (il circolo culturale sloveno distrutto dalle fiamme appiccate dai fascisti nel 1920); da Gonars (ove si trovava un campo di concentramento per slavi deportati a seguito dell’occupazione nazifascista della Jugoslavia) alla Foiba di Basovizza (la più celebre delle cavità carsiche – dal 1992 monumento nazionale - in cui furono gettati, da parte delle truppe jugoslave, i corpi di un gran numero di italiani); dalla triestina Risiera di San Sabba (l’unico lager nazista in Italia dotato di forno crematorio) a Padriciano (sede di un centro raccolta di profughi italiani costretti a lasciare le proprie terre), alla città croata di Fiume (dove gli studenti hanno incontrato loro coetanei della locale scuola italiana), per finire, sulla via del ritorno, con la visita al Museo del deportato di Carpi e quindi al campo di concentramento di Fossoli (costruito dai fascisti e poi utilizzato dalle SS anche come luogo di transito per la deportazione in Germania).

Attraverso una fitta rete di incontri, testimonianze, visite a luoghi storici e musei, contributi di studiosi, laboratori didattici, ecc. gli studenti toscani – e tra loro i “nostri” Asslan e Mei -  hanno potuto documentarsi su alcune delle pagine più tragiche del ventesimo secolo, approfondendo temi e argomenti ancora ben vivi nel dibattito storiografico e acquisendo una specifica e più ampia consapevolezza dei vari fattori che hanno dato origine alle travagliate vicende dell’Alto Adriatico e dei confini orientali d’Italia.

“Oltre ad essere stata un'importante opportunità formativa – osserva la prof.ssa Paola Martini - questa si è rivelata anche una preziosa occasione di riflessione sulla questione dell'identità culturale oggi. I nostri due studenti di origine kosovara e cinese, con le loro complesse biografie, ci rinnovano l'invito a meditare sulla necessità di attraversare i confini per abbattere i muri del pregiudizio e della diffidenza. Documentarsi, essere curiosi di conoscere sono i primi passi per costruire buone pratiche di socialità  e interazione”.

 

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